Disturbo d'ansia generalizzato

Dott. Luca Lavopa

Il Disturbo d’ansia generalizzato indica una realtà clinica caratterizzata dalla presenza cronica di ansia e apprensione. Chi ne soffre tende a essere costantemente preoccupato per le circostanze quotidiane e a vivere un continuo stato di allarme e ipervigilanza. Le caratteristiche principali del disturbo sono infatti costituite dall'ansia (una preoccupazione sotto forma di attesa apprensiva) e dalla difficoltà nel gestire la preoccupazione. Solitamente tali stati possono essere accompagnati da una serie di sintomi, tra i quali:

Come problematica, il disturbo d'ansia generalizzato è piuttosto comune (la ricerca epidemiologica evidenzia come ne soffra dal 3% all’8% di coloro che richiedono un intervento sanitario). In assenza di terapia, il decorso del disturbo tende a essere cronico e fluttuante (peggiorando nei periodi di stress).

Diversamente dagli altri disturbi d'ansia, in cui prevale la tendenza a concentrarsi su alcuni specifici timori, nel disturbo d'ansia generalizzato lo stato di apprensione non è determinato da un qualche fattore in particolare, quanto piuttosto da una realtà esterna vissuta come piena di minacce e di pericoli. Mentre in molti casi è possibile risalire all'esordio di un disturbo ansioso, o siamo in grado di contestualizzarlo in periodi specifici della nostra vita, quando l'ansia è generalizzata essa diventa un modo con cui gestiamo la nostra vita e che, in un certo senso, ci caratterizza: abbiamo la sensazione di esser sempre stati ansiosi, viviamo un costante (seppur fluttuante) stato di allerta.

Preoccupazione e stato di allerta

Se arriviamo a percepire il nostro ambiente come particolarmente minaccioso, rilassarsi costituisce un comportamento poco prudente in quanto i pericoli potrebbero facilmente coglierci di sorpresa. Da questo punto di vista, la preoccupazione e lo stato di allerta sembrano garantire maggior prontezza per affrontare qualsiasi evenienza ed evitare che le cose possano peggiorare. Prolungando nel tempo questa modalità di relazionarsi con il mondo esterno, si instaura uno stato mentale in cui la tranquillità determina una sensazione di vulnerabilità,  mentre l'allerta diventa l'unica forma di sicurezza possibile.

Per mantenere costante l'allerta, il pensiero deve essere sempre all'opera e il rimugino diventa un modo per affrontare le situazioni, controllare la realtà e prevenire i problemi. L’attenzione può arrivare a focalizzarsi anche senza sosta sui potenziali pericoli: razionalmente possiamo riconoscere che il mondo non è poi così insidioso, tuttavia risulta molto difficile tollerare l’intrinseca imprevedibilità degli eventi.

Evitamento e senso di inadeguatezza

Il modo in cui tendiamo ad affrontare la vita influisce profondamente sulla percezione e sull'immagine che abbiamo di noi stessi. La percezione del mondo come pericoloso contribuisce a creare un'immagine di noi come vulnerabili e può costringerci a mettere in atto, pur di recuperare una sorta di controllo sugli eventi, un evitamento più o meno sistematico delle situazioni che temiamo o che riteniamo rischiose. Evitando, da un lato stiamo alzando i nostri parametri di sicurezza, mentre dall'altro non dobbiamo più confrontarci né con il pericolo né con la sensazione d'incertezza che risulta così sempre più difficile da sopportare.

L'evitamento implica delle conseguenze importanti: non solo stiamo evitando di correre dei rischi, ma anche di fare esperienza delle nostre capacità nell'affrontarli. Limitiamo il nostro stile di vita e allo stesso tempo rinforziamo ulteriormente un'immagine di noi come inadeguati, fragili ed indifesi, soprattutto se ci paragoniamo a tutte quelle persone che, in un modo o nell'altro, affrontano le stesse situazioni dalle quali noi ci tiriamo indietro.

Tensione e sintomi fisici

Un ulteriore aspetto da prendere in considerazione quando si parla di disturbo d'ansia generalizzato, è l'effetto che ha sul nostro corpo uno stato di costante apprensione e allerta. Distratti nel tentativo di tener sotto controllo i potenziali pericoli del mondo esterno, arriviamo a prestare poca attenzione a ciò che accade dentro di noi, alle nostre emozioni, al nostro corpo: non ci rendiamo più conto di come e quanto la preoccupazione tenda a generare, sul versante somatico, uno stato di tensione fisica.

La tensione fisica finisce così con il manifestarsi attraverso dei sintomi a carico del sistema neurovegetativo che favoriscono l'alterazione dell’attività cardiovascolare, dell’apparato respiratorio, del sistema neuromuscolare, dell’apparato gastrointestinale, del tratto urinario e della pelle. Spesso la componente somatica di un disturbo d'ansia generalizzato è ciò che motiva i pazienti a consultare il medico di famiglia, l’internista, il cardiologo, lo pneumologo, il gastroenterologo, prima di rivolgersi ad uno psicoterapeuta.

La terapia del disturbo d'ansia generalizzato

La psicoterapia del disturbo d'ansia generalizzato ha come obiettivo implicito quello di riportare i livelli di attivazione dell'organismo a un equilibrio ottimale: da uno stato allerta a uno di calma. Spesso l'ausilio dei metodi e delle tecniche dell'ipnosi e dell'autoipnosi si rivelano estremamente efficaci nel permettere al paziente di fare esperienza, in un ambiente protetto, di forme di rilassamento profondo che, se da un lato favoriscono il recupero di un benessere psicofisico, dall'altro possono costituire un punto di partenza per sviluppare la capacità di tollerare l'incertezza e la consapevolezza delle proprie risorse personali. Le strategie di controllo del mondo esterno fondate sulla preoccupazione e sulla prevenzione del pericolo possono così lasciare il passo a strategie di gestione della realtà fondate sull'esperienza e sulla consapevolezza delle proprie capacità.