Disturbo d'ansia sociale

Autore: Dott. Luca Lavopa

Relazioni sociali e autostima

Per realizzarci pienamente come essere umani è importante che siano soddisfatti alcuni bisogni fondamentali. Da quando nasciamo tendiamo a ricercare protezione e contatto con chi si prende cura di noi per soddisfare il nostro bisogno di sicurezza. Crescendo, sviluppiamo in modo sempre più consapevole il bisogno di sentirci amati, di essere membri benvoluti della società, di sentirci riconosciuti e stimati dagli altri. La soddisfazione di tutti questi bisogni contribuisce a determinare non solo il nostro benessere, ma anche la nostra autostima, ossia il modo con cui ciascuno di noi tende a giudicare e valutare se stesso.

L'autostima è un processo che evolve all'interno delle relazioni che stabiliamo fin dall'infanzia con gli altri: la famiglia, la scuola, gli amici, il lavoro, le relazioni intime, ecc. Se le nostre risorse e capacità personali sono state riconosciute, valorizzate e rinforzate positivamente, è molto probabile che saremo propensi a valutarci positivamente e a sperimentare un senso di sicurezza ed efficacia. Valutarci positivamente non solo agevola la nostra capacità di entrare in relazione e costruire legami significativi con gli altri, ma ci permette anche di accettare e legittimare i nostri limiti e le nostre vulnerabilità.

Al contrario, laddove le esperienze di vita ci avessero portato a dubitare del nostro valore personale e delle nostre capacità, tenderemo a valutarci negativamente, a sviluppare un'immagine di noi come inadeguati e a sentirci insicuri nelle relazioni. Quanto più ci sentiamo inadeguati e la nostra autostima è bassa, quanto più ci creiamo una visione di noi antitetica a come vorremmo essere: siamo inclini a riconoscere le nostre debolezze trascurando i punti di forza, a enfatizzare gli insuccessi e a sentirci poco desiderabili. In virtù di ciò, ci aspettiamo e temiamo il giudizio e il rifiuto degli altri alimentando un disagio crescente per le situazioni sociali.

Ansia sociale e disturbo d'ansia sociale

Soprattutto in presenza di estranei, sperimentare una sensazione di tensione o di disagio è un'esperienza piuttosto comune: non a caso utilizziamo espressioni come "rompere il ghiaccio" per descrivere tutte le manovre che mettiamo in atto nel relazionarci con degli sconosciuti.

Tuttavia, quando la sensazione di disagio supera una certa soglia, essa può generare un'ansia difficile da gestire e che può arrivare a inibirci persino dal compiere semplici azioni in presenza di altre persone. Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, il disturbo d'ansia sociale (o fobia sociale) è caratterizzato da una "marcata paura di esporsi a una o più situazioni sociali o di eseguire in pubblico – e sotto osservazione – alcune semplici azioni, valutate dalla persona come vere e proprie prestazioni: essere presentati a persone sconosciute (soprattutto se ritenute importanti), parlare in pubblico, cibarsi davanti ad altre persone (ospiti o talora anche familiari), scrivere di fronte agli altri, utilizzare il telefono in pubblico, fare la fila al supermercato, ecc".

In tali circostanze chi soffre di ansia sociale può fare esperienza, in misura più o meno ampia, di tutta la costellazione sintomatica tipica dell'ansia e della vergogna: alla componente somatica dell'ansia  (tremori, rossore, vampate di calore, sudorazione, palpitazioni, ipertono muscolare, confusione mentale, discinesie gastrointestinali) si associano le reazioni comportamentali della vergogna (rossore del viso, postura dimessa e sfuggente, capo chino, tendenza ad abbassare lo sguardo, desiderio di sprofondare, ecc). In genere, le situazioni temute sono caratterizzate dalla paura di poter essere osservati, giudicati o valutati negativamente come persona inadeguata e ridicola. Il senso di inadeguatezza tende da un lato ad inibire la spontaneità dell'espressione di sé, dall'altro amplifica l'importanza attribuita al giudizio degli altri.

Spontaneità e autocontrollo

Generalmente, quanto più ci sentiamo inadeguati, a disagio o insicuri, quanto più la nostra curiosità di conoscere chi ci sta di fronte lascia il posto alla necessità di mostrare il nostro lato migliore, di fare bella figura, di non sembrare noiosi o stupidi. La spontaneità viene sacrificata nel tentativo di eliminare il rischio (e la paura) di sbagliare di fronte agli altri attraverso il controllo di ogni aspetto del nostro stato interno e dell'attività comunicativa (verbale e non verbale), col fine di rimandare un'immagine positiva e al tempo stesso celare la nostra insicurezza. L'eccessivo autocontrollo spesso finisce con il complicare le interazioni rendendole più superficiali e insoddisfacenti: siamo così concentrati su di noi che non riusciamo a dedicare la  benché minima attenzione agli altri e alla situazione sociale nel suo complesso.

La strategia del controllo, col tempo, può estendersi dalla dimensione presente fino a coinvolgere il prima e il dopo le situazioni sociali che temiamo, attraverso una forma tipica di pensiero: il rimuginio. Possiamo arrivare a immaginare ripetitivamente la scena del disastro sociale che ci attende (senza peraltro riuscire a trovare alcuna soluzione al problema), oppure impiegare tempo ed energie a ripensare, rianalizzare e rivivere episodi fallimentari del passato. In questo modo, piuttosto che ottenere un miglior controllo sulle situazioni, non facciamo altro che alzare la posta in gioco dal punto di vista emotivo: relazionarci agli altri diventa qualcosa di pericoloso, ansiogeno e insostenibile.

Il giudizio degli altri

Ciascuno di noi, almeno una volta nella vita, conoscendo qualcuno si è chiesto: "cosa penserà di me? che impressione gli avrò fatto?". Normalmente gli altri fungono da "specchio sociale" in quanto tendiamo ad autodefinirci anche attraverso i giudizi e le opinioni che le persone hanno di noi e che, direttamente o indirettamente, ci rimandano. Siamo tutti più o meno sensibili a questi giudizi ma, se il nostro obiettivo principale nell'entrare in relazione con qualcuno diventa quello di ottenere una conferma del nostro valore facendo bella figura, o risultando desiderabili, le relazioni sociali si trasformano in vere e proprie "prestazioni".

Quando questo succede, oltre a mettere da parte la nostra spontaneità rinunciando a essere noi stessi, iniziamo a costruirci l'idea che, per andar bene, dobbiamo sforzarci di sembrare, di dire o fare le cose in un certo modo: finiamo con l'abbandonare il nostro personale punto di vista per guardarci "con gli occhi degli altri". In questo modo ci decentriamo sempre di più da chi siamo realmente alimentando la paura di sbagliare e una sensazione crescente di smarrimento.

Il giudizio degli altri diventa così determinante e temuto al tempo stesso. In alcuni casi si instaura un circolo vizioso per cui: la paura di essere giudicati negativamente genera ansia; lo stato ansioso in eccesso determina uno scadimento delle capacità relazionali; l'insuccesso relazionale, a sua volta, alimenta l'insicurezza e un'ulteriore paura del giudizio.

Evitamento

Nel peggiore dei casi, le situazioni sociali possono diventare talmente cariche dal punto di vista emotivo che, nonostante il desiderio di conoscere nuove persone e avere una vita sociale appagante sia molto vivo, arriviamo a evitare tali occasioni per non farci carico di tutta l'ansia, la tensione e lo stress che queste comportano. Relazionarsi agli altri è diventato uno sforzo troppo impegnativo.

Ansia sociale e psicoterapia

Il disturbo d'ansia sociale è una realtà clinica piuttosto comune che, spesso, può associarsi anche ad altri disturbi come il disturbo da attacchi di panico o la depressione. Nelle sue forme più acute può condizionare pesantemente lo stile di vita minando l'autostima e la fiducia nelle proprie capacità, soprattutto quando l'ansia, anziché essere legata ad una specifica situazione, diventa una sensazione persistente che interessa più ambiti e che si fa sentire, nel quotidiano, anche rispetto a situazioni comunemente considerate banali (come fare la fila al supermercato). A volte l'ansia sociale è la manifestazione sintomatica di un assunto profondo: è come se intimamente non ci sentissimo "degni abbastanza" da esser presi debitamente in considerazione o far parte di un tutto che ci includa.

La psicoterapia dei disturbi d'ansia sociale ha come obiettivo implicito lo sblocco delle situazioni problematiche aiutando la persona a ricentrarsi attraverso il potenziamento della consapevolezza, a valorizzare le proprie capacità e i propri limiti, a sviluppare le abilità necessarie a riconoscere e gestire l'ansia e, non ultimo, a sperimentare un senso di efficacia personale nelle relazioni. Recuperando un punto di vista su di sé e sugli altri maggiormente obiettivo, diventa possibile tornare ad investire sulla propria individualità e sull'espressione delle proprie potenzialità ritrovando un nuovo equilibrio attraverso la naturalezza e la spontaneità. Durante il percorso terapeutico è incoraggiata una graduale apertura: l'abitudine al confronto e al giudizio lasciano il posto alla comprensione di sé e dell'altro. Il percorso terapeutico può dirsi concluso quando il paziente si riappropria della sua capacità di "connettersi" con gli altri e arriva a non aver più bisogno di sacrificare la propria individualità pur di soddisfare il suo bisogno di appartenenza.