Insonnia

Dott. Luca Lavopa

La qualità del sonno è un elemento estremamente importante per il mantenimento di una condizione di benessere psicofisico. Il sonno svolge infatti un ruolo sia nei processi di manutenzione del nostro organismo (grazie ai quali viene ripristinata l’integrità dei tessuti organici e delle funzioni psichiche), che nei processi di conservazione dell’energia, della regolazione della temperatura corporea e delle funzioni immunitarie. Del resto, gli studi relativi alla deprivazione totale del sonno sugli animali, mostrano chiaramente come il sonno abbia una  funzione vitale.  

L'insonnia è il più comune tra i disturbi del sonno: è raro trovare una persona che non abbia mai avuto esperienza diretta di una o più notti trascorse insonni. Ciò accade perché il sonno è legato a processi fisiologici e psicologici così delicati e sensibili che la lista dei fattori che possono influenzarlo è lunghissima: l’alimentazione, l’esercizio fisico, l’alcool, l’ambiente, le abitudini, lo stato emotivo, gli impegni della giornata seguente (solo per citarne alcuni), ecc. Spesso l'insonnia è anche un sintomo dei disturbi dell'umore e dei disturbi d'ansia (la tendenza alla preoccupazione e alla rimuginazione che caratterizza alcuni disturbi d'ansia ne favorisce l'insorgenza). Per questo motivo i professionisti della salute mentale tendono a distinguere due tipi di insonnia: un'insonnia primaria e una secondaria. Tale distinzione è funzionale, ai fini terapeutici, a differenziare i casi in cui è l'insonnia stessa a causare i sintomi ansiosi e/o depressivi (insonnia primaria) dai casi in cui essa è invece un sintomo causato dall'ansia o dalla depressione (insonnia secondaria).

L'insonnia, inoltre, può essere di diversi tipi: situazionale, ricorrente o persistente:

La deprivazione di sonno cui andiamo incontro soffrendo d'insonnia, può essere parziale o totale.

Quella parziale è di gran lunga la più comune: dormiamo meno di quanto avremmo bisogno, a volte per motivi familiari, professionali, emotivi, ecc, fino ad arrivare ad accumulare un debito cronico di sonno. Tale carenza finisce con l'incidere sulle prestazioni cognitive, la qualità della vita e la sicurezza in vari ambiti (per cui diventa sconsigliabile guidare o fare un certo tipo di lavori).

Nei casi di deprivazione totale di sonno, gli effetti possono essere tanto di tipo fisiologico che psicologico e cognitivo. Ad esempio, sperimentiamo sonnolenza, ovvero micro episodi di sonno che si inseriscono nella veglia e provocano cali d’attenzione. Le prestazioni calano soprattutto in quei compiti che richiedono lunghi periodi d’attenzione o riflessi pronti. Ne fanno le spese inoltre anche la capacità di giudizio, la flessibilità cognitiva e la creatività. Dopo una notte insonne possiamo incorrere in cambiamenti dell’umore: in genere una maggiore irritabilità, un calo della motivazione, dell’interesse e dell’iniziativa.

Dopo diverse notti passate insonni, può subentrare la paura di non riuscire ad addormentarsi: ancor prima di coricarci siamo preoccupati del fatto che non riusciremo a prender sonno, degli effetti che la carenza di sonno avrà su di noi e di quanto ci sentiremo stanchi e spossati il giorno dopo. Purtroppo questo stato di preoccupazione, e l'attività mentale che lo accompagna, non fanno altro che tenerci ulteriormente svegli: guardiamo spesso l'orologio e, di ora in ora, abbiamo sempre meno tempo a disposizione per riposare, ci giriamo e rigiriamo tra le coperte, cerchiamo di distrarci, possiamo sentirci stanchi ma il sonno vero e proprio non arriva, finché sopraggiunge un frustrante senso di impotenza. Generalmente è a questo punto che si cerca un aiuto professionale.

La cura dell'insonnia può essere farmacologica, psicoterapeutica o una combinazione di entrambe. Nella terapia dell’insonnia generalmente sono utilizzate diverse classi di farmaci: le tradizionali benzodiazepine, gli ipnotici non benzodiazepinici, gli antidepressivi, gli antistaminici e numerosi integratori alimentari e a base di erbe, disponibili senza prescrizione medica. I dati scaturiti da studi clinici controllati indicano che i farmaci attivi sui recettori delle benzodiazepine sono efficaci nel trattamento della fase acuta e a breve termine dell’insonnia. Il limite principale dei farmaci ipnotici consiste nei loro effetti residui il giorno successivo (torpore diurno, vertigini o capogiri, compromissione delle funzioni cognitive e psicomotorie) e nei rischi di tolleranza e dipendenza. I farmaci ipnotici vengono usati prevalentemente nel trattamento dell’insonnia situazionale, che insorge in seguito a stress acuti.

I risultati che si ottengono attraverso il solo trattamento farmacologico si perdono nel momento in cui si sospende la terapia e presentano diversi rischi in caso di assunzione prolungata. Dopo un certo periodo di assunzione, infatti, diventiamo tolleranti al farmaco che, alle stesse dosi, risulta meno efficace. Eventuali incrementi del farmaco possono portare, d'altronde, ad una ulteriore tolleranza. Se in questa fase smettiamo di assumere il farmaco, invece, possono insorgere sintomi di astinenza (o insonnia di rimbalzo).

È piuttosto frequente che i pazienti siano dapprima sottoposti a trattamento farmacologico e, successivamente, vengano inviati da uno psicoterapeuta. In questo modo si tende a combinare gli effetti immediati del farmaco con quelli più a lungo termine di una psicoterapia. Il trattamento psicoterapeutico dell'insonnia generalmente prevede sia il superamento dell'ansia anticipatoria legata al sonno (anche attraverso l'utilizzo di strategie che mirano a ricreare le condizioni ottimali per gestire la fase di addormentamento) che l'apprendimento di tecniche di rilassamento ipnotiche ed autoipnotiche. L'uso dell'autoipnosi permette al paziente (in tempi non troppo lunghi) di sviluppare la capacità di accedere naturalmente e autonomamente al sonno.