Insonnia: il disturbo, la terapia

L’insonnia è, tra i disturbi del sonno, una problematica molto comune: è raro trovare una persona che non abbia esperienza diretta di una o più notti trascorse insonni. Questo perché il sonno è legato a processi fisiologici e psicologici così delicati e sensibili, che la lista dei fattori che possono influenzarlo è lunghissima: l’alimentazione, l’esercizio fisico, l’alcol, l’ambiente, le abitudini, lo stato emotivo, gli impegni della giornata seguente (solo per citarne alcuni), ecc.

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Per spiegare le funzioni del sonno sono state avanzate numerose ipotesi, tuttavia, dal punto di vista scientifico, non esiste una risposta chiara ed univoca alla domanda sul perché dormiamo. Alcune teorie suggeriscono che il sonno si sia evoluto come meccanismo protettivo per mantenere l’organismo lontano dai pericoli durante i periodi di inattività; altre teorie evidenziano come il sonno abbia un ruolo di “manutenzione”, grazie al quale viene ripristinata l’integrità dei tessuti organici e delle funzioni psichiche. Altre teorie evidenziano invece il ruolo del sonno in processi quali la conservazione dell’energia, la regolazione della temperatura corporea e le funzioni immunitarie. A queste si potrebbero aggiungere gli studi relativi alla deprivazione totale del sonno sugli animali che mostrano chiaramente come il sonno abbia una  funzione vitale


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Come disturbo, l'insonnia può essere situazionale, ricorrente o persistente. Il tipo di insonnia può variare nel tempo: le difficoltà nell’addormentamento sono più tipiche nei primi stadi dell’insonnia, mentre i problemi relativi al mantenimento del sonno sono più comuni nelle fasi avanzate del disturbo.

Il primo episodio di insonnia è spesso associato a un evento stressante: un esame scolastico, un nuovo lavoro, la nascita di un bambino, ecc. Per la maggior parte delle persone, i disturbi del sonno hanno una natura transitoria, perdurano alcuni giorni, e si risolvono una volta superato l’evento stressante. Tuttavia, per alcuni la difficoltà può persistere nel tempo anche dopo la scomparsa della causa primaria. L’insonnia può avere un decorso intermittente, con brevi episodi ripetuti strettamente legati a eventi stressanti, oppure può diventare un problema cronico (anche in questo caso può esserci una notevole variabilità da notte a notte in cui occasionali notti di sonno buono seguono a periodi di sonno disturbato).  


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La maggior parte delle persone che chiedono un trattamento per l’insonnia presentano qualche sintomo psicologico di ansia e/o depressione. Il quadro psicologico più classico comprende una forma di ansia anticipatoria centrata sul sonno (di solito riguardo al fatto di non essere in grado di dormire), a volte può sopravvenire anche una preoccupazione eccessiva per la carenza di sonno e le sue conseguenze. Il perdurare del disturbo può portare al vissuto di un senso di impotenza. Anche alcuni tratti di personalità possono influenzare l’andamento del sonno, come nel caso della tendenza alla rimuginazione ed alla preoccupazione.   Le due classificazioni nosologiche principali dei disturbi del sonno operano una distinzione sostanziale tra insonnia primaria e insonnia secondaria a seconda del tipo di relazione (anche di tipo “causa – effetto”) tra l’insonnia e sintomatologie di tipo ansioso e/o depressivo.


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Passiamo ora a considerare quali sono le conseguenze maggiormente prevedibili dell’insonnia, ossia gli effetti della deprivazione totale o parziale del sonno. Gli effetti relativi la deprivazione totale di sonno per una o due notti sono sia di tipo fisiologico, psicologico che cognitivo. Dal punto di vista fisiologico la maggior parte delle persone mostra sonnolenza: micro episodi di sonno che si inseriscono nella veglia e provocano cali d’attenzione (per cui è sconsigliabile quindi mettersi a guidare o fare un certo tipo di lavori). Le prestazioni calano soprattutto in quei compiti che richiedono lunghi periodi d’attenzione o riflessi pronti. Ne fanno le spese inoltre anche le capacità di giudizio e la flessibilità cognitiva (e la creatività). Dopo una notte insonne possono manifestarsi cambiamenti dell’umore: in genere una maggiore irritabilità, un calo della motivazione, dell’interesse e dell’iniziativa.

La deprivazione parziale del sonno è di gran lunga la più comune. Le persone che dormono meno di quanto necessiterebbero, per motivi professionali o familiari ad esempio, possono accumulare un debito cronico di sonno. In questo caso le conseguenze possono incidere sulle prestazioni cognitive, la qualità della vita e la sicurezza in vari ambiti.  


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Quali sono i rimedi all’insonnia? Principalmente due: farmaci ipnotici e la psicoterapia.

Nella terapia dell’insonnia generalmente sono utilizzate diverse classi di farmaci: le tradizionali benzodiazepine, gli ipnotici non benzodiazepinici, gli antidepressivi, gli antistaminici e numerosi integratori alimentari e a base di erbe, disponibili senza prescrizione medica. I dati scaturiti da studi clinici controllati indicano che i farmaci attivi sui recettori delle benzodiazepine sono efficaci nel trattamento acuto e a breve termine dell’insonnia. Il limite principale dei farmaci ipnotici consiste nei loro effetti residui il giorno successivo (torpore diurno, vertigini o capogiri, compromissione delle funzioni cognitive e psicomotorie) e nei rischi di tolleranza e dipendenza. L’indicazione prevalente per i farmaci ipnotici è l’insonnia situazionale, che insorge in seguito a stress acuti. Sono generalmente controindicati per persone che abusano di alcol, donne in gravidanza, professionisti (ad es. pompieri o infermieri) che devono essere reperibili anche durante la notte.

È piuttosto frequente, nella pratica clinica, che i pazienti siano dapprima sottoposti a trattamento farmacologico e, successivamente, inviati da uno psicoterapeuta. In questo modo si tende a combinare gli effetti immediati del farmaco con quelli più a lungo termine di una psicoterapia. Studi comparativi hanno messo a confronto, nel trattamento dell’insonnia, la combinazione di terapia farmacologica e psicoterapia rispetto la sola terapia psicologica. Tali studi hanno evidenziato come  la prima sia superiore nei risultati alla seconda solo se si prende in considerazione le prime settimane di trattamento.

I risultati che si ottengono invece attraverso il solo trattamento farmacologico si perdono nel momento in cui si sospende la terapia e presentano - come si accennava precedentemente - qualche rischio: la dipendenza. Dopo un certo periodo di assunzione, infatti, si può assistere alla tolleranza al farmaco (e quindi alla riduzione della sua efficacia). A questo punto può seguire un incremento del farmaco che può portare ad una ulteriore tolleranza. Se in questa fase si smette di assumere il farmaco può insorgere l’astinenza (o insonnia di rimbalzo) che porta a riprendere il farmaco. Questo "circuito" può portare all’instaurarsi di una dipendenza.


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Ogni metodo di psicoterapia prevede un proprio approccio al trattamento dell'insonnia. Tali trattamenti, oltre che a far uso di prescrizioni comportamentali, spesso impiegano tecniche di rilassamento ipnotiche ed autoipnotiche. In una buona percentuale di casi, l'uso dell'autoipnosi permette al paziente (in tempi non troppo lunghi) di fare esperienza e di apprendere strategie utili a lasciarsi andare, a rilassarsi senza sforzo, e a ritrovare la propria naturale capacità di raggiungere la fase ipnagogica (attraverso la trance) prima di scivolare naturalmente nel sonno.


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