Depressione

La depressione è un problema di rilevanza clinica molto diffuso che ha, come caratteristica predominante, l'alterazione del tono dell'umore, ossia di quello stato emotivo a lungo termine attraverso cui filtriamo tutte le esperienze.

La depressione segnala la rottura di un equilibrio e una conseguente caduta dell'umore che, nella forma più leggera, può esprimersi nell'essere "giù di corda", nella sua forma più grave, passando da un passeggero cattivo umore a uno stato fisso, può arrivare a costituire un serio disturbo Come categoria diagnostica, la depressione rappresenta una costellazione di sintomi cognitivi, comportamentali, somatici ed affettivi che, nel loro insieme, sono in grado di diminuire significativamente le capacità di funzionamento di una persona, nonché la sua abilità ad adattarsi alla vita sociale.


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Sebbene la storia e le esperienze di una persona possono influenzare la tendenza o la resistenza alla depressione, è possibile dire che, quella depressiva, è un'esperienza che accompagna gli esseri umani fin dalle origini: da sempre l'uomo si è confrontato con l'umore abbattuto, la mancanza di voglia di fare, la perdita di interesse, l'incapacità di tornare a essere ciò che si era stati.

Da un lato l'esperienza depressiva porta la persona a sentirsi triste, abbattuto, incapace di svolgere le attività quotidiane e nell'impossibilità di essere aiutate, dall'altro lato, il protrarsi della depressione, tende ad alterare ulteriormente il modo in cui una persona pensa a se stessa, nonché il proprio funzionamento intellettuale. Questo processo, talora ricorsivo, porta a sentirsi ancora più depressi, apatici, demotivati, deprivati della possibilità di provar piacere dalle attività quotidiane, incluse quelle che un tempo gli sembravano piacevoli. A questo stato, possono seguire alterazioni del sonno o inappetenza, difficoltà a concentrarsi, ecc.


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La depressione, come disturbo psicologico, può consistere di uno o più episodi gravi (disturbo depressivo maggiore) o può accompagnare la vita della persona in maniera più sottile per la maggior parte del tempo, per una durata di anni (disturbo distimico). La depressione può presentarsi a qualsiasi età: dall'infanzia, all' adolescenza, all'età adulta (l’età media di esordio è intorno ai 25 anni). Un episodio depressivo non trattato, in genere, dura sei mesi o più. In seguito al primo episodio depressivo,molte persone tornano alla normalità e non ci ricadono più. Molti altri, tuttavia, continuano ad essere depressi. Possono presentare episodi ricorrenti o diventare distimici (o entrambe le cose)

La sintomatologia della depressione può essere variegata in rapporto alle diverse personalità; le diverse forme cliniche, pur tra loro differenziate per un diverso profilo sintomatologico, sono assimilate da un comune denominatore che insorge anche precocemente: il comportamento dell’umore cui può seguire una progressiva disorganizzazione della personalità, un’elevata difficoltà all’integrazione sociale, condizioni pessimistiche della vita, una prevalenza di sentimenti spiacevoli e penosi (sensi di colpa, rimorso, nostalgia, disperazione).  Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM IV), lo strumento di cui si servono i professionisti del settore per diagnosticare i problemi emotivi, quanto più si è depressi, quanto maggiori possono essere i sintomi della depressione elencati qui di seguito:
 
- Umore depresso. Per la maggior parte del tempo il depresso si sente giù, triste, vuoto, scoraggiato. Può piangere molto o sentire di voler piangere ma non riuscirci. Anche l’irritabilità è un sintomo comune.
- Perdita di interessi. Il depresso prova una perdita di interesse e di piacere nella vita così che ora deve fare con sforzo le cose che prima gli piacevano. Spesso vi è anche la perdita di interesse per il sesso. Per chi è depresso è difficile aspettarsi di poter trarre piacere da qualsiasi cosa.
- Cambiamenti nell’appetito. Il quadro più tipico è la perdita dell’appetito: il cibo non interessa, bisogna sforzarsi per mangiare, si tende a perdere peso. A volte però, le persone mangiano di più quando sono depresse: usano il cibo come una fonte di conforto o come un modo per riempire il proprio senso di vuoto. In questo caso si tende ad ingrassare.
- Disturbi del sonno. Chi è depresso dorme molto meno o molto di più di prima. Chi dorme meno tende ad avere difficoltà ad addormentarsi, o si sveglia di continuo, oppure può svegliarsi troppo presto senza riuscire a riprendere sonno. Chi dorme di più invece potrebbe passare la sua giornata da un sonnellino all’altro oppure dormire molto di più la notte.
- Senso di agitazione o rallentamento. Il corpo di chi soffre di depressione, la sua mente e il suo modo di parlare vanno troppo veloci o troppo lenti. C’è chi è agitato senza darsi pace e chi,invece, si sente rallentato.
- Perdita di energie. Chi è depresso si sente stanco, esaurito. Anche piccoli compiti possono apparire esorbitanti. Nei casi estremi il depresso può trovare troppo difficile anche svolgere le normali attività quotidiane, come lavarsi, vestirsi, fare la spesa e cucinare.
- Sentimenti di autosvalutazione o di colpa. L’autostima di chi è depresso è bassa. Chi è depresso può sentirsi inutile o cattivo, potrebbe arrivare ad odiarsi. Può anche credere che la sua depressione sia una punizione che si merita. Spesso chi è depresso è arrabbiato con sé stesso per via della depressione in quanto lascia che interferisca con la vita personale e lavorativa.
- Difficoltà a pensare. Chi è depresso tende a non sentirsi più in grado di pensare come prima. Può avere difficoltà a pensare e a prendere decisioni.
- Ideazione suicidarla. Nei momenti di maggiore disperazione, alcune persone depresse possono arrivare a pensare che non valga più  la pena vivere e che sarebbe meglio esser morti, arrivando talora  a credere che gli altri starebbero meglio se loro non ci fossero. Purtroppo, in certi casi, le fantasie relative al suicidio possono trasformarsi in atto.


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Ci sono, inoltre, molti altri sintomi che tendono ad essere associati alla depressione. Spesso ansie, fobie, o forti preoccupazioni per la salute fisica, possono accompagnare gli stati depressivi o contribuire al loro insorgere. Ci si può sentire ansiosi o irritabili. Si può soffrire di disturbi fisici legati allo stress, come mal di stomaco o mal di testa. Si può anche essere alle prese con altri problemi (abuso di sostanze, disturbi alimentari o disturbi da deficit dell’attenzione).  Alcuni individui depressi, inoltre, attraversano periodi di "mania", durante i quali si sentono estremamente energici e rapidi.


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Spesso è possibile rintracciare nella storia personale di chi soffre di depressione alcune tipologie di esperienze precoci che, ingenerando aspettative negative, possono favorire la tendenza alla depressione:


- Separazione e rifiuto: aspettativa secondo la quale non è possibile prevedere se i propri bisogni di sicurezza, protezione, stabilità, cure, empatia, condivisione emotiva, accettazione e rispetto saranno soddisfatti o meno.
- Prestazioni e autonomia insufficienti: aspettative su se stessi e sull’ambiente che interferiscono con la propria capacità percepita di separarsi, sopravvivere e lavorare in modo indipendente, o di riuscire nelle proprie azioni.
- Inadeguatezza dei confini: consiste in un’inadeguatezza dei confini interni, un insufficiente senso di responsabilità verso gli altri o di orientamento rispetto a obiettivi a lungo termine. Comporta difficoltà a rispettare i diritti degli altri, a cooperare, ad assumersi degli impegni, o a stabilire e raggiungere obiettivi personali realistici.
- Eterodeterminazione: un’attenzione eccessiva ai desideri, sentimenti e risposte degli altri, a spese dei propri bisogni – al fine di ottenere amore e approvazione, di mantenere un senso di appartenenza o di evitare ritorsioni. In genere, implica una repressione e una mancanza di consapevolezza della propria rabbia e delle proprie inclinazioni naturali.
- Ipervigilanza e inibizione: un eccessivo controllo sulla spontaneità dei sentimenti, sui propri impulsi e sulle scelte, allo scopo di evitare di commettere errori, o per soddisfare rigide regole e aspettative interiorizzate rispetto alle prestazioni e al comportamento etico, a discapito, spesso, della propria felicità, dell’espressione di sé, della tranquillità emotiva, delle relazioni intime e della salute.


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A lungo termine lo spettro delle alterazioni può farsi sempre più ampio: la depressione può coinvolgere in una spirale negativa, uno dopo l'altro, gli aspetti più importanti della vita di una persona. In seguito all'esordio di una depressione, inizialmente molti riferiscono difficoltà nelle relazioni strette e rapporti sociali meno soddisfacenti, alcuni incorrono in problemi coniugali o occupazionali, ecc. Successivamente insorgono disturbi nella percezione del tempo, abbassamento del limite di difesa personale e delle capacità decisionali, ripercussioni a carico del sonno, perdita della memoria, irritabilità, ecc.

Chi è depresso può sentirsi deluso dalla relazione che ha con se stesso, con gli altri o con il mondo, ma a caratterizzare maggiormente lo stato depressivo è il grado di rinuncia a fare qualcosa per cambiare la situazione. La rinuncia investe tanto la speranza di cambiamento che l'idea stessa della possibilità di un cambiamento. Rinunciando, la persona può arrivare ad essere paralizzata dal rifiuto di fare qualsiasi cosa, il suo comportamento può diventare rallentato, demotivato, il pensiero assolutamente negativo: "non c'è nulla da fare!".


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Per concludere, il “mal d’esistere” è una realtà clinica che colpisce molto più spesso di quanto sembri (in genere un soggetto su cinque) e che tende ad aumentare in maniera esponenziale; un malessere la cui “aggressività” investe la qualità della vita e la dignità della persona, la famiglia, la società: una società sempre meno attenta all’individuo ed alle sue necessità. 


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