Disturbo d'ansia sociale

Autore: Dott. Luca Lavopa

Il disturbo d'ansia sociale è una realtà clinica piuttosto comune che, spesso, si associa ad altri disturbi: in primis al disturbo da attacchi di panico e alla depressione. Nelle sue forme più acute può condizionare pesantemente lo stile di vita minando l'autostima e la fiducia nelle proprie capacità.

Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM IV) il disturbo d'ansia sociale (o fobia sociale) è caratterizzato da una "marcata paura di esporsi a una o più situazioni sociali o di eseguire in pubblico – e sotto osservazione – alcune semplici azioni, valutate dalla persona come vere e proprie prestazioni: essere presentati a persone sconosciute (soprattutto se ritenute importanti), parlare in pubblico, cibarsi davanti ad altre persone (ospiti o talora anche familiari), scrivere di fronte agli altri, utilizzare il telefono in pubblico, fare la fila al supermercato, ecc".

In genere, le situazioni temute sono caratterizzate dalla paura di poter essere osservati, giudicati o valutati negativamente come persona inadeguata e ridicola. In tali circostanze chi soffre di ansia sociale può fare esperienza, in misura più o meno ampia, di tutta la costellazione sintomatica tipica dell'ansia e della vergogna: alla componente somatica dell'ansia  (tremori, rossore, vampate di calore, sudorazione, palpitazioni, ipertono muscolare, confusione mentale, discinesie gastrointestinali) si associano le reazioni comportamentali della vergogna (rossore del viso, postura dimessa e sfuggente, capo chino, tendenza ad abbassare lo sguardo, desiderio di sprofondare, ecc).

A soffrire di ansia sociale sono in genere persone intelligenti, sensibili ed introverse che, tuttavia, hanno maturato un'immagine di sé come inadeguate. Il senso di inadeguatezza tende a condizionare il modo in cui ci si relaziona con il mondo esterno: da un lato inibendo la spontaneità dell'espressione di sé, dall'altro amplificando l'importanza attribuita al giudizio degli altri.

La spontaneità viene sacrificata nel tentativo di eliminare il rischio (e la paura) di sbagliare di fronte agli altri attraverso il controllo di ogni aspetto del proprio stato interno, della propria attività comunicativa verbale e non verbale, col fine di rimandare un'immagine di sé positiva ed al tempo stesso di celare la propria insicurezza. Questa modalità di relazione spesso finisce con il complicare le interazioni rendendole più superficiali ed insoddisfacenti. In questo modo, infatti, si è così concentrati sui controlli e sulle strategie che adoperiamo per evitare i rischi, da non riuscire a dedicare la  minima attenzione agli altri ed alla situazione sociale nel suo complesso.

La strategia del controllo, col tempo, può farsi ancora più pervasiva: il controllo non si limita più alla dimensione presente durante le situazioni temute, ma finisce con l'invadere anche il prima ed il dopo attraverso una forma tipica di pensiero: il rimuginio. Il rimuginio antecedente alla circostanza sociale porta ad immaginare ripetitivamente la scena del proprio futuro disastro sociale (senza peraltro riuscire a trovare la soluzione al problema), come in una sorta di preparazione all'evento. Il rimuginio successivo alla circostanza sociale spinge ad impiegare tempo ed energie a ripensare, rianalizzare e rivivere episodi fallimentari del passato. In questo modo, piuttosto che ottenere un miglior controllo sulle situazioni temute, non facciamo altro che alzare la posta in gioco dal punto di vista emotivo, rendendo la percezione dell’evento temuto come qualcosa di ancora più pericoloso,  insostenibile ed ansiogeno.

Quando mettiamo da parte la nostra spontaneità, rinunciamo ad essere noi stessi ed iniziamo a costruirci l'idea che, per andar bene agli altri, dobbiamo sforzarci di essere, di dire o fare le cose in un certo modo (spesso molto lontano dal nostro): le relazioni sociali si trasformano in vere e proprie "prestazioni" oggetto di giudizio da parte degli altri. Il giudizio degli altri diventa  determinante e temuto al tempo stesso e tendiamo a strutturare l’immagine che abbiamo di noi sulla base di questo e di un successo sociale che non arriva mai. Lo scopo principale nel relazionarsi agli altri diventa quello di fare bella figura, di lasciare un’immagine di sé positiva: a tal fine possiamo arrivare ad abbandonare il nostro personale punto di vista su noi stessi ed iniziare a guardarci "con gli occhi degli altri", decentrandoci sempre di più con domande del tipo: cosa penserà di me? che impressione gli avrò fatto?...

 Ed è proprio la paura di essere giudicati negativamente che spesso finisce con l'innescare l'ansia nelle situazioni temute: lo stato ansioso in eccesso determina uno scadimento delle capacità relazionali che, a loro volta, finiscono per confermare l'idea della propria incapacità di trasmettere agli altri un'immagine di sé positiva. Il rischio di fare una brutta figura alimenta una sempre più marcata intolleranza all'incertezza degli eventi. Infatti, nelle sue peggiori fantasie, chi soffre d'ansia sociale spesso si ritrova goffo, impacciato o col volto rosso e sudato. E, come per una profezia che si autoavvera, le fantasie finiscono con il trasformarsi in realtà alimentando l'insicurezza personale.

L'insicurezza è una condizione emotiva di cui tutti abbiamo fatto esperienza e che si manifesta prevalentemente attraverso una sensazione di smarrimento che ci fa dubitare di quello che pensiamo e ci fa temere di prendere decisioni sbagliate. L'insicurezza di per sé non è dannosa, anzi, in taluni casi può essere utile a farci compiere scelte migliori. Tuttavia può diventare un serio problema quando, anziché essere legata ad una specifica situazione, diventa una sensazione persistente, che interessa più ambiti, e che si fa sentire nel quotidiano anche rispetto a situazioni banali. Può diventare un tratto di personalità che guida e condiziona quasi tutte le attività.

Per concludere, a volte le situazioni sociali possono diventare talmente cariche dal punto di vista emotivo che, nel peggiore dei casi, nonostante il desiderio di conoscere nuove persone ed avere una vita sociale appagante sia molto vivo, preferiamo evitare tali situazioni per non farci carico di tutta l'ansia, la tensione e lo stress che queste comportano. Relazionarsi con gli altri diventa uno sforzo troppo impegnativo.

La psicoterapia dei disturbi di ansia sociale ha come obiettivo implicito lo sblocco delle situazioni problematiche aiutando la persona a ricentrarsi recuperando il proprio punto di vista, favorendo l'autodeterminazione e sviluppando le abilità necessarie a sperimentare un senso di efficacia personale. La persona può tornare ad investire sulla propria individualità e sull'espressione delle proprie potenzialità ritrovando il proprio equilibrio attraverso la naturalezza e la spontaneità.