Ansia e depressione

Autore: Dott.ssa Maura Santandrea (2008)

 

Ansia e Depressione: il contesto
Ansia, Depressione, Solitudine diventano condizioni esistenziali che si incastrano tra loro e che sono sempre più diffuse tra le persone nella fascia d’età compresa tra i 25 e i 40 anni.
Questo fenomeno, in crescente aumento, dipende da molteplici fattori che interessano prevalentemente la sfera lavorativa e affettiva. In questa fascia d’età, la stabilità nell’ambito professionale e sentimentale rappresenta un prerequisito importante per raggiungere quella maturità ed autonomia che ci permettono di fare delle scelte importanti e di dare una direzione ben precisa alla nostra vita.
Per alcuni risulta essere molto frustrante l’impossibilità di accedere ad un’occupazione lavorativa che garantisca un’autonomia economica; per altri è avvilente e demoralizzante ricoprire un posto di lavoro non adeguato ai propri titoli e alle proprie capacità. Altri ancora, nonostante abbiano la possibilità di lavorare o di studiare, non riescono a intrattenere legami affettivi e sentimentali significativi, sviluppando una progressiva diffidenza verso i rapporti oppure vivono una situazione di isolamento sociale. In alcuni casi, due o più delle condizioni descritte sopra, coesistono.



Fallimento personale percepito
Questo status psicologico e sociale spesso conduce ad un ritardo nello svincolo dalla famiglia d’origine, dalla quale risulta difficile differenziarsi e aumenta la sensazione d'inefficacia, il senso di impotenza, di insoddisfazione e di fallimento nella crescita personale. Tra i molti giovani alle prese con questa nuova condizione psicologica e sociale, alcuni possono contare sul sostegno affettivo ed economico dei propri cari mentre altri non hanno validi punti di riferimento affettivo e si sentono sempre più soli e senza mezzi.
Il fattore che accomuna le persone coinvolte da questo malessere psico-sociale e che risulta essere più destabilizzante per loro, è la percezione di non riuscire a realizzarsi come persona, la sensazione di vivere uno stato di immobilità e ristagno nel quale sono sempre più risucchiate, fino a rassegnarsi e sperimentare questo stallo come uno stile di vita che si sostituisce progressivamente alle proprie ambizioni, alla speranze, alle aspettative su se stessi e sulle proprie capacità. Spesso la paura maggiore è quella di adattarsi,senza rendersene conto, a vivere una vita spenta,meccanica e priva di vitalità.
È molto frequente che persone anche molto giovani, in queste circostanze, incorrano in disturbi d’ansia o stati depressivi che rinforzano ulteriormente la consapevolezza del proprio insuccesso, come in un circolo vizioso.


Disturbi d'ansia
I disturbi che maggiormente accompagnano questo tipo di disagio, sono prevalentemente i disturbi d’ansia.
Prima di tutto è bene ricordare che l’ansia non è sempre un fenomeno distruttivo. L’ansia rappresenta un’emozione di base che ha una funzione primaria nell’evoluzione dell’uomo in quanto comporta uno stato di attivazione neurovegetativa e vigilanza (arousal) funzionale alla sopravvivenza.
Questa componente emozionale si attiva ogni qualvolta una situazione viene percepita come soggettivamente pericolosa. In questi casi, le reazioni animali più comuni sono l’immobilità, la fuga, l’attacco o la ricerca di prossimità con una figura che reputiamo protettiva.
Se il nostro organismo non fosse in grado di sperimentare l’ansia, non riuscirebbe ad individuare il pericolo e a reagire ad esso. In queste circostanze si tratta di ansia fisiologica .


Essa diventa invece ansia patologica  quando persiste in assenza di stimoli potenzialmente pericolosi e comporta una preoccupazione immotivata.
Nella vita di tutti i giorni, alcune persone potrebbero manifestare una forma di ansia eccessiva di fronte a situazioni che, fino a qualche settimana prima, non sortivano alcuna agitazione e che, improvvisamente, diventano fattori ansiogeni. Altre persone potrebbero reagire in modo ansioso di fronte all’assunzione di responsabilità che, in quel momento, non riescono a sostenere, per esempio in campo lavorativo o affettivo.
A volte la sorpresa nello scoprire di essere meno forti o determinati di quanto si pensava, può disorientare, confondere e minare la fiducia in se stessi e nelle proprie capacità, soprattutto se non se ne conoscono le cause. Spesso questa situazione è accompagnata dalla fantasia di aver deluso noi stessi, le persone che credevano in noi e disatteso le aspettative: questa percezione è tanto più dolorosa quanto più noi siamo abituati a vederci come delle persone capaci, disciplinate, perfezioniste.


La certezza del proprio valore si sgretola giorno dopo giorno, lasciando un profondo malessere di cui non si capisce bene l’origine e, questa ulteriore incertezza, contribuisce ad alimentare la sensazione che stiamo perdendo il controllo sulla nostra vita e il potere di darle una direzione. L’ansia che, nel nostro passato, era utile ad affrontare le sfide quotidiane, gradualmente si trasforma in un nemico che inibisce la nostra efficienza personale e sociale.
All’interno di questo contesto, il disturbo d’ansia compare quando l’individuo è pervaso da una preoccupazione esagerata nei confronti della propria capacità di attivazione che viene considerata rovinosa e inaccettabile e diventa essa stessa un pericolo a cui reagire.
In questi casi la reazione d’allarme è sproporzionata e irragionevole ed è alimentata dall’idea di fondo di non essere in grado di sostenere la situazione, di non averne il controllo e quindi andare incontro alla sicurezza di un insuccesso.



Ansia e senso di inadeguatezza

Il disturbo d’ansia comporta quotidiane limitazioni nelle persone che ne soffrono, divenendo sempre più invalidante e un ostacolo per la propria vita sociale, affettiva, lavorativa con l’aggravante che aumenta la propria percezione di inadeguatezza.
Infatti spesso la persona che soffre di un disturbo d’ansia, si percepisce come un individuo disadattato, deficitario e tende a sottrarsi alla situazione temuta adottando un comportamento attivo di evitamento degli altri e delle situazioni che incrementano ulteriormente l’ansia anticipatoria per gli eventi futuri.


Questo circolo vizioso ingabbia l’individuo nella condizione di perenne procrastinatore e provoca un’ inevitabile demoralizzazione secondaria dovuta al senso di sconfitta e rinuncia che, in breve, può contribuire all’insorgenza di un disturbo depressivo. Spesso, alle manifestazioni di ansia, si alternano stati fisici di forte debolezza, astenia, pesantezza presenti fin dalla mattina  e a causa dei quali ogni piccolo gesto, soprattutto se si tratta di uscire di casa, diventa un’impresa insormontabile.
 

L' Attacco di panico
Altre volte, questo senso di inadeguatezza, si presenta sotto forma di un attacco di panico, ovvero la manifestazione improvvisa e limitata nel tempo di una forte ed eccessiva paura che raggiunge rapidamente il picco di un’escalation provocando reazioni fisiche molto intense come tachicardia, sudorazione abbondante, capogiri, tremori, sensazione di soffocamento, vampate di calore, nausea, paura di morire, sensazione di svenimento o mancamenti, derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da sé stessi)….
L’attacco di panico spaventa, sorprende e confonde. Lascia nella persona l’idea di non essere più in grado di gestire determinate situazioni, semina insicurezza soprattutto perché è al di fuori del nostro controllo e ci fa confrontare con la nostra impotenza e con l’imprevedibilità del nostro corpo. Quando la persona ha ripetuti attacchi di panico o prova una forte ansia in merito alla possibilità di avere nuovamente un attacco di panico, insorge un disturbo di panico .


Terapia e controllo sul malessere
Molte persone sono sempre più interessate dai disturbi descritti sopra e questo, in larga parte, oltre a dipendere dal senso di insicurezza e precarietà frutto del nostro tempo, proviene anche da una conoscenza incompleta delle proprie risorse e potenzialità, oltre che dei propri limiti. Questa inconsapevolezza provoca un pesante disagio nelle relazioni e nell’espressione di noi stessi , disagio che blocca la propria crescita e riuscita personale, allontanandoci sempre di più dalla direzione desiderata. Durante queste fasi di transizione, fisiologiche nella vita di una persona, ma disfunzionali se persistono, un percorso terapeutico offre un valido contesto di aiuto. La terapia diventa una preziosa opportunità di evoluzione personale e un bagaglio esperenziale che fornisce gli strumenti necessari a rileggere in modo utile e produttivo le proprie vicende e vissuti emotivi, trovare delle soluzioni praticabili e restituire dignità e potere alle proprie naturali vulnerabilità.

 

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